PROMEMORIA DA VIAGGIO

Scenari e retroscena di un articolo “tedesco” di Brent Scowcroft alla vigilia del tour asiatico di Angela Merkel.

 

A giudizio di tutti gli osservatori, Angela Merkel ha saputo imporsi come sapiente negoziatrice in politica estera fin dal primo giorno del suo mandato come Bundeskanzlerin, e nulla lascia presagire mutamenti di tendenza.

Il tour di questi giorni in Cina, poi, rappresenta il coronamento di una politica di sapiente tessitura, in cui la Merkel ha raccolto i fili delle precedenti gestioni nel tentativo di cavarne un tessuto di pregio.

Da anni ormai la Cina spacca gli imprenditori tedeschi tra chi propende per una politica di “reazione” (al dumping sociale, alla cronica violazione della proprietà intellettuale, all’opacità nei confronti degli operatori economici), e chi preferisce raccogliere la sfida di un mercato vastissimo.

D’altro canto, le accuse di oggi alla Cina a taluni ricordano quelle al Giappone degli anni 70. Con in più l’aggravante che, da qualche tempo a questa parte, si registrano crescenti flussi di giovani cinesi, i quali approfittano del sistema universitario tedesco, efficiente ed economico al tempo stesso, per poi fare ritorno in patria e applicare quanto appreso.

Gli scenaristi tedeschi si aspettano però che la Merkel saggi anche il polso dell’India, vale a dire della più grande democrazia al mondo, e crei i presupposti per un’alternativa al mercato cinese.

Ma, soprattutto, che funga da messaggero di una grande intesa del mondo occidentale (Stati Uniti, UE) con le altre potenze democratiche globali: la “Grande Alleanza”, come è intitolato l’ultimo libro di Carlo Pelanda (edita da Franco Angeli) su questi temi.

Né più né meno quello che ha prefigurato Brent Scowcroft, il guru per le relazioni internazionali di Bush senior, in un lungo articolo apparso sul quotidiano tedesco Die Welt nell’ultima settimana di agosto.

Il pezzo è intitolato “La nazione di cui si può fare a meno”. Il succo: gli USA sono una superpotenza, ma sono ormai passati gli anni in cui poteva fare a meno degli altri.

Il quadro oggi si presenta in termini rovesciati, e per gli USA l’imperativo a questo punto è quello di unirsi ai partner europei, magari facendo leva sulla NATO. Una mossa, questa, suggerita dall’attivismo della Francia di Sarkozy, e ovviamente dalla politica merkeliana, erede di una lunga tradizione di relazioni transatlantiche che risale agli anni della Guerra Fredda.

Non è una coincidenza che il messaggio di Scowcroft sia stato lanciato nel cuore dell’estate, quando i tedeschi, già accaniti lettori, sono immersi nei giornali. E nemmeno la scelta della testata lo è, visto che il Die Welt è l’organo della borghesia liberale tedesca, espressione di larghe fette del tessuto industriale del Paese, e il suo filoamericanismo è sempre stato fuori discussione. La Merkel terrà sul proprio comodino questo promemoria?

Francesco Galietti